Che Guevara in InterRail
Tuesday, May 25th, 2004Appena reduce dalla visione dei
“Diari della motocicletta”. Prima di controllare nel libro di Granado il fondamento di alcune minchiate cui ho appena assistito sul grande schermo, mi permetto qualche commento.
Innanzitutto credo che se il Che fosse vivo sparerebbe a regista, attori, supervisori artistici….si salverebbero i doppiatori italiani ma a loro, per rispetto verso il Che e verso il cinema, sparerò io.
Non traete conclusioni affrettate, non è così male. Ci sono bei paesaggi, belle diapositive, bllissimi ritratti di indigeni. Ma a me è sembrato tutto il tempo di assistere ad un film americano, con l’eroe bello e puro. Nella scena del passaggio a nuoto del fiume per andare là dove ci sono gli oppressi manca giusto il tema di “momenti di gloria” e una bandiera a stelle e strisce da sventolare.
E’ un film riuscito dal punto di vista del marketing: la parola “comunista” viene pronunciata una sola volta e non è riferita all’Ernesto. Il Che che esce da questo film potrebbe benissimo essere uno scout, un papaboy o come cavolo li volete chiamare. Ma lo sapete quanti potenziali spettatori sono??? Da qui la scelta moderna di centellinare l’uso della sconcia parola.
Di questo film che non farà la storia una sequenza non dimenticherò facilmente: il viso di Alberto Granado oggi, vecchio, che guarda lontano, con le grinze e le macchie e gli occhi profondissimi di chi ha vissuto una vita degna di questo nome.
Una faccia inconfondibile, la stessa faccia di Tiziano Terzani, la stessa faccia che avrebbe oggi Ernesto Guevara.






