Archive for the ‘diario australe 2003/04’ Category

Cose da ricordare per il nuovo anno

Tuesday, January 6th, 2004
  1. Conferenza stampa per la presentazione del nuovo World Trade Center - ABC Usa
  2. Sempre all'avanguardia: in Italia inaugurata centrale elettrica a carbone - LA FIAMMA, quotidiano degli italiani d'Australia
  3. Un anno di merda o un “extraordinary year?” - CNN vs. ABC

1. Sbudinato sulla poltrona guardo distrattamente la conferenza stampa per l'inaugurazione del nuovo grattacielo “a punta” che sorgerà su Ground Zero. Un individuo accessoriato da architetto “eccentrico” (occhiale trendy, giacca trendy) con voce stridula dichiara “(sarà alto) 776 metri. 776-ripete scandendo- come l'anno della Dichiarazione d'Indipendenza (americana), il primo documento nella storia che celebra la libertà di ogni essere umano…..”. la traduzione è a memoria, quindi le parole potrebbero non essere esattamente quelle, ma il concetto resta.
I duemila e più anni di Storia durante i quali gli USA erano pascolo per bisonti non sono mai esistiti; le lotte, le storie di generazioni di uomini e donne sono cancellate, la “vecchia Europa” ha perso il proscenio, messa nell'angolo dalle portaerei a stelle e strisce e da Hollywood.

PS:Sono l'unico che si è incazzato ascoltando quelle parole???

2. “Inaugurata a Civitavecchia dal ministro Marzano una nuova centrale a carbone“. Questa direi che si commenta da sola.

3. Fatevi un breve confronto tra questa top-ten della CNN e le parole di una giornalista della ABC che invitava i columnist di prestigiosi quotidiani statunitensi a commentare l'ultimo “extraordinary year

Broken Head: il promontorio dei Tacchini

Wednesday, December 17th, 2003

Inviato da Giap 17 Dic 2003 - 04:29

Siamo a Broken Head, 6 km da Byron Bay, campeggio “miramare” o qualcosa del genere. Nel corso delle mie peregrinazioni australi ho visitato almeno una decina di campeggi e tutti condividono alcune caratteristiche:
innanzitutto poche formalità all'arrivo, a differenza dei campeggi sulla riviera romagnola, ossessionati dal tema “sicurezza“, che perseguitano i frequentatori con badge, impronte digitali e, prossimamente, riconoscimento dell'iride. (Tutti gli irregolari godranno dei benefici della convenzione tra i campeggi romagnoli e quello di Guantanamo, dove saranno prontamente deportati), poi docce calde, barbeque gratuito e sempre disponibile.
Altra differenza, naturalmente, il prezzo: per una decina di dollari australi (5 euro) si campeggia ovunque, dove in Italia per meno del doppio non ti lasciano nemmeno pronunciare sacco a pelo.
In più, aggratis, a Broken Head ci sono i tacchini selvatici.
Si aggirano tra tende e caravan, custodi silenziosi di questa baia ventosa, ti studiano da lontano fingendo di farsi gli affari propri, aspettano che tu ti allontani per avventarsi su sacchetti, buste di plastica, in genere qualsiasi oggetti colorato lasciato fuori dalla tenda. Un po' mi inquietano: sembrano così intelligenti, ne ho visto uno sfogliare le pagine di una Lonely Planet che i nostri vicini avevano lasciato incautamente incustodita. Sono così invadenti che finito di cucinare nascondo il fornellino, per paura di ritrovarmeli che si fanno una spaghettata alle tre di notte davanti alla mia tenda. Che sono intelligenti lo si capisce anche dal fatto che spariscono completamente dalla circolazone quando verso sera i barbeque cominciano a lavorare.

Vi lascio con questo estratto di diario che ho rinvenuto tra le mie note, elaborato (si fa per dire) durante delirio-depressione da duegiornidue di pioggia ininterrotta: “ha piovuto di brutto. Tutto il giorno. Dove vanno i tacchini quando piove? Io lo so, si ritrovano insieme alle anatre di Central Park in un Resort nel Queensland (uno Stato in cui l'attività principale è polleggiarsi sotto il sole e bere birra), a sorseggiare cocktails e raccontarsi vecchie storie e leggende urbane.”

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Saturday, December 13th, 2003

Inviato da Giap 13 Dic 2003 - 15:29

E’ il numero del cellulare di John. Dovrei cancellarlo dalla mia rubrica, ma non oggi, non ancora.
John lavorava in un cafè qui vicino, era un attivista dei Greens, portava i dreadlock e da grande voleva fare il fotografo.
Qualche giorno fa si è tuffato per andare a soccorrere una persona che stava annegando. Le onde si sono portate via anche lui.
Mi resta una grande amarezza e questo numero, che ancora non mi sento di cancellare

From the bowel of Bush america

Sunday, November 30th, 2003

Inviato da Giap 30 Nov 2003 - 09:24


Un grande teatro con le colonne altissime e i capitelli di polistirolo. Vecchi stucchi e pesanti lampadari, un pianoforte davanti all'entrata del bagno degli uomini. E quell'odore dolciastro di moquette in decomposizione….siamo all'Enmore Theatre, Sydney, per lo spoken word di Jello BiafraFrom the Bowel of Bush America“.

Il 45enne Jello Biafra con i capelli corti e la pancetta prominente da sceriffo di provincia nonchè l'anfibio pitonato da nazista dell'Illinois, tiene la scena senza problemi per più di tre ore e senza bisogno di cantare! Parla di politica interna (americana) e internazionale, di sanità gratuita, di scuole statali, cita “lo spirito di Seattle”…insomma niente di più di quello che avrebbe detto un Cofferati, ma con un certo stile che può avere solo l'uomo che ha fondato i “Dead kennedys“. Vi dò in pasto qualche riflessione su “il mondo visto da Jello” (e sì, in effetti ho anche registrato lo spettacolo. la mia telecamerina ha un gran microfono! chi fosse interessato alla registrazione mi contatti via email)

1-”Shut up and shop“, lo ripete più volte, è lo slogan che riassume meglio il lifestyle nell'America del Patriot Act, il paese con la più alta percentuale di carcerati sul totale della popolazione adulta.

2-l'autore dell'indimenticabile “Kill the poor” raccomanda di tenere sempre acceso il “bullshit detector“, cioè mai abbassare la guardia e accettare acriticamente le verità propagandate dai media.

3- se proprio non si riesce ad “uscire” dal sistema produttivo, in altre parole se si è costretti a lavorare da McDonald per pagare le bollette, c'è comunque la possibilità di battersi: Jello suggerisce “Sabotage

4-..tenetevi forte…I Dead Kennedys di oggi, che hanno portato Jello in tribunale e gli stanno portando via pure le mutande, hanno recentemente dedicato, durante un concerto, un pezzo che tutti noi visceralmente adoriamo, “Holiday in Cambogia“, “ai nostri ragazzi al fronte“. Non è uno scherzo. - in questo momento il mio pensiero commosso e partecipe va al dolore di tutti quelli che da tineiger mangiavano fresh fruit for rotten vegetables e per la prima volta oggi leggono questa notizia. Coraggio, ragazzi, è un momento duro, ma lo supereremo…- info su questa sporca faccenda sul sito www.alternativetentacles.com

5-Jello ci lascia con questa frase: “dopo lo spettacolo ci saranno persone che mi racconteranno di quanto le mie parole la mia musica siano stati importanti, di come abbiano cambiato loro la vita, e questo non può che far bene al mio morale ma….per tutti ho una sola risposta: grazie, ma ora tocca a te.”

Sulla Censura.Dall’Italia all’Irak passando per Australia e USA

Tuesday, November 25th, 2003

A domanda semplice: esiste la censura in Italia la risposta è altrettanto semplice: certo che sì. E In Australia? In Australia hanno l'adorabile e sanissima abitudine di non prendersi troppo sul serio e il primo ministro John Howard è spesso nel mirino dei giornalisti come dei comici, e pensate un po', è tutto considerato normale. A notte tarda in tv danno il Late Show con David Letterman (è l'uomo da cui Luttazzi ha preso lo stile e un sacco di battute, con la differenza che il sommo Letterman non hai mai mangiato merda in diretta) e un po' prima il Daily show con Jon Stewart.
E' tutta roba made in USA, la patria dei Bush ma anche di Walter Lippman e il paese dove è nato il giornalismo moderno. Nessuno si sogna di mettere in discussione la libertà dei Letterman di demolire con il suo sarcasmo la politica estera americana, ridicolizzando un Presidente che comunque mi sembra un bersaglio facile.
L'unico limite è l'intelligenza, e il talento di saper informare facendo ridere e viceversa (per me, il più sublime dei talenti che possono esercitare persone vestite).
E sappiamo che nella penisola a forma di stivale semplicemente questi non sono i parametri di riferimento principali, nè per i guelfi, nè per i ghibellini.

Stasera ho visto un bel documentario sul dopoguerra irakeno. Hanno mostrato l'orrore del regime di Saddam e un professore, con gli occhi umidi, che raccontava dei suoi colleghi giustiziati dal precedente regime, deplora le vendette ma sempre più triste si lascia andare a questa considerazione: ” (in Irak) Forgiveness has lost its meaning“. Poco prima si mostravano le immagini dei disordini di fronte agli uffici dove gli irakeni si recano a cambiare le vecchie banconote non più valide. Si vedeva una folla compressa, che ondeggia e grida disordinatamente, e si vedono i soldati USA che non capiscono, si innervosiscono, gridano anche loro, mettono le mani pericolosamente alle armi. Più tardi uno di loro sparerà tra la folla, un uomo disarmato rimarrà sul selciato i una pozza di sangue.
Un certo maggiore M.Jennings si sfoga dicendo più o meno “non ne possiamo più”.
Il giornalista dice una cosa interessante: l'esercito americano è “too large to win the war, too small to restore peace“. Insomma 'sti yankee sono bravi a sparare ma poi non sanno letteralmente dove mettere le mani.
Bene, ve l'immaginate un video come questo sulla televisione italiana? Ve l'immaginate le reazioni, i commenti dei tuttologi preti e laici, le accuse, e poi le interrogazioni parlamentari, gli opinionisti scatenati, oscuri parlamentari di AN a protestare per le tesi disfattiste, tutti a chiedersi “ma chi lo paga questo qui?”(l'autore, intendo) o, più elegantemente “Cui prodest?”. Basta poco per concimare questo terreno ideale per la censura, basta un poco di Potere.
Pochissimi a preoccuparsi della qualità e fedeltà ai fatti di quello che hanno visto, distrati dalla solita dietrologia. E' la nostra cultura, tutta nostra: la parola stessa dietrologia non ha alcun significato corrispondente nella lingua inglese.

Gli inglesi sbranano i canguri (Rugby World Cup 2003)

Tuesday, November 25th, 2003

Inviato da Giap 25 Nov 2003 - 06:25

Stanno prendendo ora l’aereo che li riporterà in quell’umida isoletta sopra il canale della Manica. La nazionale inglese di rugby si porterà a casa la Coppa che gli australiani, i wallabies, si sono fatti sfuggire di mano proprio in finale, proprio a Sydney. Per giorni non s’è parlato d’altro. La finale della Coppa del Mondo di Rugby era ovunque, insieme alle facce dei protagonisti. Sabato, giorno della partita, non c’era pub o bar che non fosse rigurgitante di una folla eterogenea e un po’ alticcia fin dal pomeriggio.
Bandiere giallo-verdi per i marsupiali, bianco-rosso per gli inglesi, i tifosi si sorridoni, si abbracciano, divisi da una sana e sportiva rivalità…du’ palle…quando però con lo svolgersi della partita la tensione è andata aumentando, ho potuto finalmente assistere a scene di tifo come-lo-intendiamo-nello-stivale, con cori, grida, madonne varie lanciate ai quattro venti, addirittura un coro sul genere del nostro “devi morire!” rivolto ad un atleta inglese infortunato.(e ti porti a casa un sorso di Romagna -ho pensato- anzi un sorso di Curva Mare).
Gli inglesi hanno vinto giocando quello che qui hanno battezzato “catenaccio rugby“, una tattica attendista, un po’ noiosa per i palati fini ma fruttuosa.
Considerato che dal punto di vista tecnico di rugby non ci capisco un bel niente, farò alcune valutazioni etico-estetiche.
Ho visto un gruppo di ragazzoni belli, simpatici e ingenui, più surfisti che tori da combattimento, schiantarsi contro il muro mobile formato dagli inglesi, più piccoli magari, ma forti come rocce e tenaci come pittbull. E le facce? le avete viste le facce? gli inglesi non scherzano proprio per niente, torvi, sdentati, le orecchie deformate da anni e anni di mischie rugbistiche, tatuaggi ovunque. Gli australiani fanno un gioco più divertente, più arioso, potrebbero fare un bel calendario tanto sono telegenici, tutt’altra cosa è demolire il muro dei pittbull.
Mettendola in termini storico-sociologici,
I figli di una terra fredda e ostile, senza più social security garantita, abituati a fare a spallate per guadagnarsi qualcosa hanno avuto la meglio sui figli di una terra enorme e generosissima, dove si vive all’aperto, la gente si saluta e basta che getti un seme per vedere crescere piante lussureggianti.
Mi sono risvegliato domenica mattina,..non proprio mattina, con il grande rimpianto della festa mancata, delle bandiere OZies raccolte e riposte tristemente, ma anche con un bel mal di testa (il famigerato hanghover) perchè dopo pochi minuti da quella delusione enorme, con l’aiuto di qualche birra, l’umore degli australiani è tornato quello solito e se sei in ballo, devi ballare anche tu.

prime considerazioni sui marsupiali multiculturali australiani

Monday, November 17th, 2003

Inviato da Giap 17 Nov 2003 - 06:06

Come potete vedere dalle foto pubblicate qui, a Sydney non si capisce dove finisca il parco e dove cominci la città.Nell’arco di poche centinaia di metri si passa dalle palme a un caffè-bar dove fanno un vero espresso (sì, sì, un vero espresso, non un triste short black) per finire in George Street, che è più o meno il loro “Corso della Repubblica”…non proprio della Republica, considerato che questi poveracci sono sudditi della regina Elisabetta seconda (”Me cojoni”, direbbe Mario Brega). In altre parole
gli amici australiani così aperti e progressisti contribuiscono a mantenere i Winsor,quella famiglia di sfaccendati con evidenti problemi relativi alla loro sessualità.
Ma torniamo a George Street: è uno dei luoghi più eccitanti che abbia mai visto, la percorro dal centro verso la meravigliosa Darling Harbour (avrete presto testimonianze fotografiche) e viceversa, assaporando ogni volta l’inebriante sensazione di trovarmi al centro del mondo, o perlomeno in quel luogo dove tutti, ma proprio tutti, si sono dati appuntamento. Pensate che Sydney è un agglomerato di 5 milioni di persone, e almeno il 30% non è nato qui, e tra i restanti pochissimi sono insediati qui da più di una generazione. In altre parole i “veri australiani”, quelli che storicamente parlando sono figli di mignotte e carcerati spediti qua da sua maestà britannica, non esistono quasi. Sono Australiani i cinesi che trafficano con i loro pacchi enormi tra bancarelle e chioschi, sono australiani i vietnamiti con i loro mille ristoranti, odorosi di erbe; sono australiani i polacchi che guidano gli autobus, gli italiani che una volta si consumavano nelle acciaierie e scavavano nelle miniere dell’outback…e mi fermo qui ma potete aggiungere qualsiasi nazionalità/etnia a piacere, c’è sicuramente.
I Media rispecchiano questo mondo multiculturale: vi sono libri, quotidiani, trasmissioni radio e televisive in ogni lingua, per ogni comunità, su qualsiasi argomento. Vi allego esempio trashissimo di Karaoke thailandese.
La prossima volta vi racconterò il lato oscuro, il rovescio della medaglia di questo fenomeno, per oggi preferisco lasciarvi con la suggestione delle nenie indiane e l’odore della carne speziata dei chioschi di George Street, Sydney.

notizie molto cattive

Friday, November 14th, 2003

Inviato da Giap 14 Nov 2003 - 07:36

ieri mattina mi sono collegato per raccontarvi nuove e mirabolanti storie dagli antipodi. Ma la tv ha attirato la mia attenzione:il tiggì della televisione greca trasmetteva immagini di fiamme e fumo e distruzione, si ripeteva la parola “carabinieri” (naturalmente era l’unica che potevo capire)
…sul sito dell’ansa ho letto quello che è successo. Poi sono arrivate le news sui canali nazionali, la faccia sconvolta di Ciampi, le bandiere a mezz’asta, i servizi sull’ “italian military police”, i soldati con le divise stracciate.
Vi assicuro che qui, così lontani, fa molto male sentire la solita frase “..ed ora passiamo alle notizie finanziarie”.
Da domani potremo parlare di quanto sia stupido ed inutile morire per…per mantenere l’attuale tenore di vita degli americani.
Ma oggi è il giorno della pietà e del rispetto per tutte le persone che hanno perso i loro cari.

TIVVU’ AUSTRALE : Buy Jesus Today

Tuesday, November 11th, 2003

Inviato da Giap 11 Nov 2003 - 14:48

Televendite marsupiali di dvd-videocassette a sfondo religioso:

Buy Jesus Today! And if you pay today with credit card you’ll receive Moses for free!

Storia di un check-in vietato ai minori

Tuesday, November 4th, 2003

Inviato da Giap 04 Nov 2003 - 13:33
Era una notte buia (ma non tempestosa) quando un branco di ominidi stanchi,trasandati e confusi dal lungo viaggio verso il sole e contro il tempo vengono scaricati dal boeing 777 di Niki Lauda (proprio lui!) nell’aeroporto di kuala Lumpur, Malesia, a vagare, fumare convulsamente
l’unica sigaretta possibile da Vienna a Sydney, e soprattutto camminare, una facoltà che pare innata ma che viene messa a dura prova dopo un giorno intero in aereo. Le autorità malesi che probabilmente si sentono offese dal ruolo di semplice parcheggio in attesa che l’aereo faccia il pieno, decidono di sottoporre questa umanità sonnolenta ad un ennesimo check-in. Mi preparo all’inevitabile bip-bip del metal detector per colpa di questa maledetta cintura. Sono pronto alla sequenza passaggio sotto le forche caudine- bipbip - torna indietro - togli cintura - di nuovo forche caudine - bipbip - cazzo, dimenticavo l’accendino! - nuovo passaggio - sollievo e raccolta di tutte le chincaglierie e via verso la sala d’attesa dove si possono vedere dall’alto gli omini piccoli piccoli che armeggiano intorno al nostro giumboget.
E invece,
bipbip…e fin qui ci siamo. davanti a me c’è una poliziotta, piccola, con grandi occhi neri, velata di blu e molto seria. Mi invita ad avvicinarmi e ad allargare le braccia. Mi guardo intorno e vedo due poliziotti uomini che si fanno gli affari loro. Comincia a perquisirmi, le manine esili scorrono lungo il mio corpo, mi sento leggermente in imbarazzo, penso che una silenziosa rivoluzione abbia trasformato questo paese rigidamente islamico in una specie di Sodoma e Gomorra..sorrido perchè l’idea non mi dispiace poi tanto.Mi ricordo che il sommo Tiziano terzani, il padre di tutti noi che crediamo sia possibile lavorare viaggiando per il mondo e raccontando quel che succede qui e là, ha esecrato la recente e innaturale imposizione della sharija in un paese come la Malesia che ha sempre avuto tutt’altri costumi.Subito la mente torna a quelle sue mani che scendono su di me mentre il mio imbarazzo cresce. Vita, fianchi, cosce, ginocchia, sembra fatta ma poi torna su, interno coscia e oh, mio Dio!, comincia ad armeggiare con quanto ho di più caro, soffermandovisi lungamente. Addirittura con un abile gioco di dita mi estrae dalla tasca davanti dei jeans il pacchetto di diana rosse morbide…non proprio morbide, anche loro, sorprese dagli eventi si sono diciamo “irrigidite”.
I poliziotti continuano a guardarsi attorno, assenti, quando la mia perquisizione finisce bruscamente. Tutto a posto, ok, può andare…mi incammino, zaino su una spalla e computer sull’altra, sorrido mentre mi rendo conto che poche donne si sono fatte un’idea così precisa dei miei attributi quanto quella piccola, velata poliziotta a Kuala Lumpur…e non è mai successo prima se non dopo lunghe, incerte, serrate trattative.