Saluti dall’illinois
Chicago e’ notoriamente una delle citta’ piu’ fredde del pianeta. Gli inverni nella zona dei grandi laghi sono lunghi, il termometro scende fino a meno venti e le acque del lago Michigan su cui si affaccia la citta’ diventano una enorme lastra di ghiaccio. E’ una fortuna che ci debba andare in estate. Nella peggiore delle ipotesi mi potrei imbattere in un tifone. A Madrid, citta’ in cui vivo, fa un gran caldo. si sfiorano i 50 gradi centigradi. L’aeroporto di Barajas che raggiungiamo alle 10 di mattina e’ un girone dantesco. Uno di agosto, una giornata campale per tutti coloro che devono volare. Code di venti metri per gli imbarchi. Un traffico di carrelli strapieni di bagagli. Madrileņi che vanno in vacanza e immigranti che tornano in visita dalle famiglie oltremare. In barba ai viaggiatori viene applicato il sistema dell’overbooking. Se l’aereo puo’ portare 120 passeggeri la compagnia vende, diciamo, 150 posti. Gli ultimi 30 che arrivano a fatturare si arrangiano e aspettano il prossimo volo, se ci sara’ e se non sara’ anche quello overbooking. Da viaggiatore previdente e un po’ paranoico vado a prendere la mia boarding card all’aeroporto la sera prima della partenza. Il volo di nove ore e’ una piacevole dormita pomeridiana, mi sveglio quando siamo ormai nel Mondo Nuevo e sorvoliamo le cascate del Niagara. Vado a Chicago con il mio capo per una conferenza di tre giorni. Toccata e fuga. Non credo di avere molto tempo per visitare la citta’. Che cavolo ci sara’ poi da fare da queste parti mi chiedo. sbircio sulle guide turistiche nelle librerie. Una tra le piu’ autorevoli afferma che Chicago e’ l’unica grande citta’ americana che si possa definire tale. New York e’ N.Y., Los Angeles e’ come dire Hollywoodland, San Francisco uno zoo per frekyes. Chicago invece e’ genuinamente americana, ci sono i grattacieli, gli uffici e l’alta finanza, i negri, gli hispanici, le periferie problematiche, una squadra di baseball e di football per animare i fine settimana con il barbecue e la birra con gli amici. Chicago viene scoperta da un canadese e da un missionario francese alla fine del ‘700. I due intrapprendono uno scambio di pelli con gli indiani che ivi accampano. Il primo forestiero che vi si insedia e’ un negro caraibico che vi giunge con la moglie agli inizi dell’Ottocento. Stipulano un accordo con gli indiani e costruiscono una capanna di legno a ridosso di quelle dei nativi, di fianco al corso del fiume che i locali chiamano Che ca Gou e significa cipolla selvagia che qui cresce tuttintorno. Il nucelo urbano sorge nel 1830 e assume i connotati di una citta’ solo alla fine del secolo in seguito’ alle ondate migratorie di irlandesi, prevalentemente, tedeschi, cinesi e italiani. Tra di loro venendo da New York nel 1919 c’e’ anche un figlio di immigranti napoletani che di nome fa Alfredo Capone. Nel 1920 il governo americano introduce la legge secca. L’alcol viene proibito. Si dice che in citta’ vi fossero troppi irlandesi e tedeschi per far sparire la domanda di whisky e il traffico di alcolici divento’ cosi un’attivita’ con cui arricchirsi. se non fosse che era illegale. Le maniere sanguinarie della banda Capone gli permisero di avere un controllo quasi totale sulle attivita’ illegali in Chicago. La stagione di terrore e di violenza in cui sprofonda la citta’ in seguito alla guerra tra le varie gang mafiose si chiude con l’arresto di Al Capone (giudicato colpevole di fronte a un tribunale per non aver pagato le tasse) e con la fine della legge secca. Arriviamo all’aeroporto O’Hare con un’ora di ritardo ci dicono per il traffico aereo, tutte palle. Fin gia’ dal portellone dell’aereo, tra gli addetti delle manovre meccaniche, la multietnicita’ statunitense ci investe. Fuori dal gate le comunita’ locali sudamericane, asiatiche e arabe aspettano i loro amici o familiari che in volo li hanno raggiunti dai loro paesi d’origine. Si sentono anche delle conversazioni in italiano. C’e’ una cosa che tuttavia accomuna questa babilonia con passaporto USA e cioe’ che tendono ad essere tutti piu’ grossi di un europeo medio. Intendo dire che sono proprio cresciuti piu’ di noi. per non parlare poi di quelli affetti da obesita’ che qui sono un numero scandalosamente alto. l’obesita’ tuttavia sembra colpire soprattutto le minoranze specialmente quella nera e quella hispana. Anche se ormai parlare di minoranza in questo paese non e’ piu’ cosi semplice. Negli anni ottanta, quasi il 50% delle persone che vivevano nell’area urbana di Chicago erano di colore. E un sindaco di colore e’ stato eletto e riconfermato alla guida dell’amministrazione cittadina. Quando usciamo ci troviamo sotto una tempesta torrenziale. La radio del taxi che ci porta in centro dice che c’e’ un tornado a sud di Chicago. Ingorgati nel traffico vediamo dalla nostra macchina enormi lampi che si scaricano a terra lontano da noi, molto lontano. La Sears Tower, l’edificio piu’ alto della terra viene colpita dai fulmini piu’ di cento volte ogni anno senza pericolo alcuno per l’incolumita’ della gente che vi si trova dentro. L’autostrada attraversa la periferia della citta’, dove vive la maggior parte degli abitanti che si recano in centro solo per andare al lavoro, per fare shopping e per chi puo’ permetterselo uscire a cena negli esclusivi ristoranti nel Loop. Le case basse sono per la maggior parte nascoste alla vista dietro a delle siepi. Si intravedono solo le ville a due piani e i campanili delle chiese. E poi finalmente all’orizzonte spunta la sagoma della Sears Tower e a sinistra di poco piu’ bassa quella del John Hanckok center. Piu’ ci avviciniamo al centro piu’ gli edifici diventano alti. Per le strade vedo solo dei turisti in abiti estivi che si riparano come possono dall’acquazzone. Passiamo di fronte al Pizza Uno, il posto dove si dice sia stata creata la vera pizza, o almeno quella americana e cioe’ alta, con piu’ strati e preferibilmente strafarcita. quando il taxi attraversa il ponte sul fiume Chicago ho un sussulto e di istinto tiro fuori la testa dal finestrino per ammirare lo spettacolo. d’un tratto si spiega perche’ questa e’ la citta’ dei grattacieli. E’ qui infatti e non a New York che negli anni 50, con l’introduzione dell’ascensore e dell’acciaio nell’edilizia, vengono costruiti per la prima volta edifici ad uso civile con piu’ di venti piani. Con gli anni le torri crescono di piani, nuovi materiali vengono utilizzati e nuovi stili si esprimono. Sono gli anni d’oro della citta’ quelli del leggendario (per i locali) sindaco Daley, rieletto ben cinque volte e colpito da un infarto sul posto di lavoro. Chicago cresce per numero di abitanti assorbendo l’immigrazione dei negri in fuga dal sud dove vivono in un stato d’hapartdeid. La citta’ si consolida come centro commerciali e dei traffici nella regione dei grandi laghi. I grattacieli, che crescono come funghi dapprima nel distretto finanziario del loop e poi in tutto il centro, sono il riflesso architettonico del benessere della citta’. Davanti a me sull’altra riva del fiume si susseguono il Town Hall building , l’edificio del Chicago Tribune, di fantasie gotiche che ricordano le forme di un campanile di una catedrale francese, piu in la sede dell’IBM e le due torri gemelle del Marina City, che secondo alcuni rappresentano dei fusi di granoturco: dai primi piani sporgono i musi e i culi delle macchine pargheggiate come dei petali, piu’ in alto invece vi sono appartamenti, provvisti di ampio balcone per ogni occupante. Vedendole in foto avevano sempre catturato la mia attenzione. E’ difficile fare un paragone ma in un certo senso le avevo sempre associate a qulle costruzioni umane che raggiungono una certa spiritualita’, di quelle naturaliste piuttosto che religiose. adesso che le vedo passando in taxi non posso fare a meno di vedere un blocco di appartamenti in pieno centro citta’. Potere della fotografia! Comunque non oso immaginare cosa possa costare un appartamento li dentro. I grattacieli si susseguono l’uno con l’altro fin dove il fiume arriva al lago. Il nostro hotel e’ a pochi isolati da li e si affacia direttamente sulla zona del molo, al limite della striscia verde del Grant Park. Un posto strategico situato tra il Loop e il Magnificient Mile, penso. Anche se a dire il vero no son bene a cosa si riferiscono queste dicotomie geografiche di cui finora ho solo letto.







