A domanda semplice: esiste la censura in Italia la risposta è altrettanto semplice: certo che sì. E In Australia? In Australia hanno l'adorabile e sanissima abitudine di non prendersi troppo sul serio e il primo ministro John Howard è spesso nel mirino dei giornalisti come dei comici, e pensate un po', è tutto considerato normale. A notte tarda in tv danno il Late Show con David Letterman (è l'uomo da cui Luttazzi ha preso lo stile e un sacco di battute, con la differenza che il sommo Letterman non hai mai mangiato merda in diretta) e un po' prima il Daily show con Jon Stewart.
E' tutta roba made in USA, la patria dei Bush ma anche di Walter Lippman e il paese dove è nato il giornalismo moderno. Nessuno si sogna di mettere in discussione la libertà dei Letterman di demolire con il suo sarcasmo la politica estera americana, ridicolizzando un Presidente che comunque mi sembra un bersaglio facile.
L'unico limite è l'intelligenza, e il talento di saper informare facendo ridere e viceversa (per me, il più sublime dei talenti che possono esercitare persone vestite).
E sappiamo che nella penisola a forma di stivale semplicemente questi non sono i parametri di riferimento principali, nè per i guelfi, nè per i ghibellini.
Stasera ho visto un bel documentario sul dopoguerra irakeno. Hanno mostrato l'orrore del regime di Saddam e un professore, con gli occhi umidi, che raccontava dei suoi colleghi giustiziati dal precedente regime, deplora le vendette ma sempre più triste si lascia andare a questa considerazione: ” (in Irak) Forgiveness has lost its meaning“. Poco prima si mostravano le immagini dei disordini di fronte agli uffici dove gli irakeni si recano a cambiare le vecchie banconote non più valide. Si vedeva una folla compressa, che ondeggia e grida disordinatamente, e si vedono i soldati USA che non capiscono, si innervosiscono, gridano anche loro, mettono le mani pericolosamente alle armi. Più tardi uno di loro sparerà tra la folla, un uomo disarmato rimarrà sul selciato i una pozza di sangue.
Un certo maggiore M.Jennings si sfoga dicendo più o meno “non ne possiamo più”.
Il giornalista dice una cosa interessante: l'esercito americano è “too large to win the war, too small to restore peace“. Insomma 'sti yankee sono bravi a sparare ma poi non sanno letteralmente dove mettere le mani.
Bene, ve l'immaginate un video come questo sulla televisione italiana? Ve l'immaginate le reazioni, i commenti dei tuttologi preti e laici, le accuse, e poi le interrogazioni parlamentari, gli opinionisti scatenati, oscuri parlamentari di AN a protestare per le tesi disfattiste, tutti a chiedersi “ma chi lo paga questo qui?”(l'autore, intendo) o, più elegantemente “Cui prodest?”. Basta poco per concimare questo terreno ideale per la censura, basta un poco di Potere.
Pochissimi a preoccuparsi della qualità e fedeltà ai fatti di quello che hanno visto, distrati dalla solita dietrologia. E' la nostra cultura, tutta nostra: la parola stessa dietrologia non ha alcun significato corrispondente nella lingua inglese.